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L’Italia che lavora


Abitanti in Italia: 59.000.000

Abitanti con più di 65 anni: 15.750.000
Restano per lavorare: 43.250.000

Abitanti con meno di 18 anni: 17.120.000
Restano per lavorare: 26.130.000

Donne non produttrici di reddito: 17.315.000
Restano per lavorare: 8.815.000

Studenti universitari (più fuoricorso): 275.000
Restano per lavorare: 8.540.000

Funzionari di pubbliche amministrazioni: 2.020.000
Restano per lavorare: 6.520.000

Funzionari parastatali ed assimilati: 1.810.000
Restano per lavorare: 4.710.000

Disoccupati, sindacalisti, politici: 1.380.000
Restano per lavorare: 3.330.000

Militari ed affini: 780.000
Restano per lavorare: 2.550.000

Ospedalizzati, alienati, vagabondi, presentatori TV, habitueès degli ippodromi e casinò: 1.310.000
Restano per lavorare: 1.240.000

Analisti, artisti, giudici di premi letterari: 880.000
Restano per lavorare: 360.000

Asceti, filosofi, fatalisti, scrocconi ed affini: 240.000
Restano per lavorare: 120.000

Battifiacca, ministri, deputati, senatori e detenuti: 119.998
Restano per lavorare: 2

Io di sicuro non faccio un cazzo: 1
Restano per lavorare: 1

Prova un po’ a indovinare chi è quell’unico deficente che lavora…

Manca lo zucchero

(L’Italia al bar)

Palermo, al bar.
Cliente: “Ma che minchia di caffe e chistu? Amarissimo ie !”.
Barista: “Mischino! Scusasse vossia, ce lo mittissi subito u zuccaro!”

Bari, al bar.
Cliente: “Mooo, e ‘ci e? C’sort’ d’cafe ie cuss? Amar’com’u’fiel’! Chidd’e’mmurt!”.
Barista: “Madonn’u’me’, ci’ue da me? E chiapp’ u’zucchr’! vafangul!”

Napoli, al bar.
Cliente: “Ue, Genna’, e cchess’e nu’cazz’e cafe! Senz’o zuccher’rint’! Amar’ comm’a mort’! Maronn’!”.
Barista: “Ne, Peppi’, e m’aggio sbagliato! Mittit’c o’zuccher’n copp’,ue, scusate, teng’che ‘ffa…”

Roma, al bar.
Cliente: “Ma li mortacci tua! Nun ci’hai messo un cazzo de zucchero! E amaro arabbiato! Aho! Che, mme stai a cojona?”.
Barista: ” Aho, e qua me stanno a ffa’n’casino! Ecchelo, arimetticetelo lo zucchero e nun me rompe’ li’cojoni!”.

Firenze, al bar.
Cliente: “Icche ti gira il boccino, oggi? ‘Un ti sei rihordato punto di zuccherare il caffe? L’e amaro boia, maremma !”.
Barista: “Maiala bona! ‘e mi pareva ‘un ci facessi haso, l’e giusto qui la zuccheriera! Te tu metticelo tutto!”.

Sassari, al bar.
Cliente: “Pattagarrissa ‘e mama rua, su caffe amarrissimo e!”.
Barista: “Butturrau, sa capra s’u mangiau! A comprarre lo vaddo!”

Bologna, al bar.
Cliente: “At’vegna un cancher, mo’ ti sei dimenticato lo zucchero?”.
Barista: “Socc’mel, non me n’ero ccorto brisa! To’ la zuccheriera!”

Milano, al bar.
Cliente: “Ciula! t’el chi, crapun! Cuma l’e quel caffe li? Sensa succaro?”.
Barista: “Uh, la bestia, ciapa chi la sucarera!”

Torino, al bar.
Cliente: “Caspita Umberto, e un po’ amaro….”.
Barista: “Basta la, me l’avra spostato un terrone, lo zucchero! Si serva pure, monsu”.

Genova, al bar.
Cliente: “Belin che caffe amaro, figgieu. Manca lo zucchero, besugo!”.
Barista: “L’ha girato bene?”.

Gara di Canoa

Una società italiana ed una giapponese decisero di sfidarsi annualmente in una gara di canoa, con equipaggio di otto uomini. Nonostante ogni squadra si fosse allenata duramente per arrivare al giorno della gara al meglio della forma, i giapponesi riportarono una vittoria schiacciante, con un vantaggio di oltre un chilometro.

Dopo la sconfitta il morale della squadra italiana era a terra. Il top management decise che avrebbero dovuto vincere la gara dell’anno successivo e mise in piedi un gruppo di progetto per investigare il problema.

Il gruppo di progetto, dopo analisi attente ed approfondite, scoprì che i giapponesi avevano sette uomini ai remi ed uno al comando, mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e sette che comandavano.

In questa situazione di crisi il management dette una chiara prova di capacità gestionale: ingaggiò immediatamente una società di consulenza per investigare la struttura della squadra italiana.

Dopo molti mesi di duro lavoro, gli esperti giunsero alla conclusione che nella squadra c’erano troppe persone a comandare e troppo poche a remare.

Con il supporto del rapporto degli esperti fu deciso di cambiare immediatamente la struttura della squadra. Ora ci sarebbero stati quattro comandanti, due supervisori dei comandanti, un capo dei supervisori ed una persona ai remi. Inoltre si introdussero una serie di incentivi per motivare il rematore: era necessario ampliare il suo ambito lavorativo e dargli più responsabilità.

L’anno successivo i giapponesi vinsero con un vantaggio di due chilometri.

La società italiana licenziò immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati ottenuti sui lavoro, ma nonostante ciò pagò un bonus al gruppo di comando come ricompensa per il grande impegno che la squadra aveva dimostrato.

La società di consulenza preparò una nuova analisi, dove si dimostrò che era stata scelta la giusta tattica, che anche la motivazione era buona, ma che il materiale usato doveva essere migliorato.

Al momento la società italiana é impegnata a progettare una nuova canoa.