Archivio mensile: Aprile 2012

Solidarieta’

Ai giardini della stazione c’e’ un uomo che ne vede un altro piegato in due per terra che mangia l’erba.
Si avvicina e gli chiede: “Ma cosa sta facendo?”.
L’altro risponde: “Vede, io sono un povero albanese, ed ho una fame terribile, non ho soldi, e piuttosto che morire o rubare mangio l’erba.”
Al che il livornese si commuove e dice: “Ma non si possono vedere certe cose! Venga con me che la invito a casa mia.”
E l’albanese: “Verrei volentieri, ma anche mia moglie e’ nella stessa situazione”.
L’altro ci pensa un po’ e poi dice: “Vabbene lo stesso; noi livornesi siamo un popolo generoso…. porti anche sua moglie”.
L’albanese: “Si’, grazie, pero’ ho anche due figli, ed anche loro soffrono la fame….”.
Il livornese ci pensa ancora un po’ ed alla fine, tutto radioso, dice: “Ma non si preoccupi porti anche loro, tanto dietro casa mia c’e’ un campo intero con l’erba alta un metro!!”.


La sorella minore

Io e la mia ragazza eravamo fidanzati da un anno, ormai, e finalmente avevamo deciso di sposarci.
I miei genitori ci aiutavano in tutti i modi, gli amici ci incoraggiavano, e la mia ragazza? Beh, lei era un sogno! C’era solo una cosa che mi preoccupava, e mi preoccupava molto: sua sorella minore. La mia futura cognata aveva vent’anni, portava minigonne e magliette attillate, e ad ogni occasione si chinava quando era davanti a me, mostrandomi le mutandine. Lo faceva sicuramente apposta, non capitava mai davanti ad altri.
Un giorno la sorellina mi chiamò e mi chiese di andare da lei a darle una mano a controllare gli inviti di nozze.
Era sola quando arrivai. Mi sussurrò che io di lì a poco sarei stato sposato, che lei provava per me dei sentimenti e un desiderio ai quali non poteva e non voleva resistere. Mi disse che avrebbe voluto far l’amore con me almeno una volta prima che io mi sposassi e legassi la mia vita a sua sorella. Ero totalmente scioccato, non riuscivo a spiccicar parola. Lei disse:
“Io sto andando al piano di sopra, nella mia camera da letto, se te la senti, vieni su con me e io sarò tua!”
Ero stupefatto. Ero congelato dallo stupore, mentre la vedevo salire lentamente le scale. Quando raggiunse il piano superiore, si voltò, si sfilò le mutandine e me le lanciò contro. Rimasi là per un momento, poi presi la mia decisione: mi voltai e andai dritto alla porta d’ingresso, l’aprii e uscii dalla casa andando dritto verso la mia macchina.
Il mio futuro suocero erà là che mi aspettava. Con le lacrime agli occhi, mi abbracciò e mi disse:
“Siamo felici che tu abbia superato la nostra piccola prova! Non potevamo sperare in un marito migliore per nostra figlia. Benvenuto nella nostra famiglia!”
La morale di questa storia?
Conservate sempre i preservativi in macchina.


Un tipo davvero importante

Dopo aver caricato tutti i bagagli del Papa nella limousine, l’autista nota che Sua Santità sta ancora aspettando sul marciapiede.
“Mi scusi, Vostra Eminenza,” dice l’autista, “Vorrebbe per favore sedersi in modo che possiamo andare?”
“Beh, per dirti la verità” risponde il Papa, “Non mi fanno mai guidare in Vaticano e oggi ne ho davvero voglia.”
“Mi dispiace, ma non posso permetterglielo, perderei il lavoro se succedesse qualcosa!” protesta l’autista, desiderando di non essere andato al lavoro quella mattina.
“Ci sarebbero degli extra non indifferenti per te”, dice il Papa.
Riluttante, l’autista sale dietro mentre il Papa si mette al volante.L’autista si pente della sua decisione appena usciti dall’aeroporto, vedendo il Pontefice spingere l’acceleratore portando la limousine a 170 Km/h.
“La prego, rallenti, Vostra Santità!!!” Si dispera l’autista. Ma il Papa continua a tavoletta fino a quando si sentono delle sirene.
“Oh mio Dio, mi ritireranno la patente!”, piagnucola l’autista. Il Papa accosta e tira giù il finestrino.
Il poliziotto si avvicina, da un’occhiata, torna alla moto e prende la radio.
“Devo parlare col capo…” Il capo risponde alla radio e il poliziotto gli dice di aver fermato una limousine che andava a 170.
“Beh, sbattilo dentro!” Dice il capo. “Non credo che vogliamo davvero farlo, è un tipo molto importante…” Dice il poliziotto.
“Una ragione di più!” Esclama il capo.
“No, intendo DAVVERO importante…” Risponde il poliziotto.
Il capo allora chiede: “Beh, chi hai lì, il Sindaco?”
“Più in alto!”
“Il Governatore?”
“Di più!”
“Va bene…” Dice il capo “Allora chi è?”
“Credo sia Dio!”
“Che cosa ti fa credere che sia Dio???”
“Ha il Papa per autista!!!”