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L’Italia che lavora

Abitanti in Italia: 59.000.000
Abitanti con più di 65 anni: 15.750.000
Restano per lavorare: 43.250.000
Abitanti con meno di 18 anni: 17.120.000
Restano per lavorare: 26.130.000
Donne non produttrici di reddito: 17.315.000
Restano per lavorare: 8.815.000
Studenti universitari (più fuoricorso): 275.000
Restano per lavorare: 8.540.000
Funzionari di pubbliche amministrazioni: 2.020.000
Restano per lavorare: 6.520.000
Funzionari parastatali ed assimilati: 1.810.000
Restano per lavorare: 4.710.000
Disoccupati, sindacalisti, politici: 1.380.000
Restano per lavorare: 3.330.000
Militari ed affini: 780.000
Restano per lavorare: 2.550.000
Ospedalizzati, alienati, vagabondi, presentatori TV, habitueès degli ippodromi e casinò: 1.310.000
Restano per lavorare: 1.240.000
Analisti, artisti, giudici di premi letterari: 880.000
Restano per lavorare: 360.000
Asceti, filosofi, fatalisti, scrocconi ed affini: 240.000
Restano per lavorare: 120.000
Battifiacca, ministri, deputati, senatori e detenuti: 119.998
Restano per lavorare: 2
Io di sicuro non faccio un cazzo: 1
Restano per lavorare: 1
Prova un po’ a indovinare chi è quell’unico deficente che lavora…
Gara di Canoa
Una società italiana ed una giapponese decisero di sfidarsi annualmente in una gara di canoa, con equipaggio di otto uomini. Nonostante ogni squadra si fosse allenata duramente per arrivare al giorno della gara al meglio della forma, i giapponesi riportarono una vittoria schiacciante, con un vantaggio di oltre un chilometro.
Dopo la sconfitta il morale della squadra italiana era a terra. Il top management decise che avrebbero dovuto vincere la gara dell’anno successivo e mise in piedi un gruppo di progetto per investigare il problema.
Il gruppo di progetto, dopo analisi attente ed approfondite, scoprì che i giapponesi avevano sette uomini ai remi ed uno al comando, mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e sette che comandavano.
In questa situazione di crisi il management dette una chiara prova di capacità gestionale: ingaggiò immediatamente una società di consulenza per investigare la struttura della squadra italiana.
Dopo molti mesi di duro lavoro, gli esperti giunsero alla conclusione che nella squadra c’erano troppe persone a comandare e troppo poche a remare.
Con il supporto del rapporto degli esperti fu deciso di cambiare immediatamente la struttura della squadra. Ora ci sarebbero stati quattro comandanti, due supervisori dei comandanti, un capo dei supervisori ed una persona ai remi. Inoltre si introdussero una serie di incentivi per motivare il rematore: era necessario ampliare il suo ambito lavorativo e dargli più responsabilità.
L’anno successivo i giapponesi vinsero con un vantaggio di due chilometri.
La società italiana licenziò immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati ottenuti sui lavoro, ma nonostante ciò pagò un bonus al gruppo di comando come ricompensa per il grande impegno che la squadra aveva dimostrato.
La società di consulenza preparò una nuova analisi, dove si dimostrò che era stata scelta la giusta tattica, che anche la motivazione era buona, ma che il materiale usato doveva essere migliorato.
Al momento la società italiana é impegnata a progettare una nuova canoa.