Un diavolo per capello

Mi ero già svegliato male, molto male!

La sveglia si era incantata ed al posto di esagerare con la dolcissima musichetta che mi rendeva il risveglio molto meno deprimente di quello che in teoria e’, mi son dovuto sorbire il terzo concerto in fa stonato de “I Vicini e lontani”, nuovo gruppo folk-paesano, che trasmette alla mattina dalle 4 alle 7.30 sui 103.46 di Radio Popolino 1.

La barba non me la ero potuta fare, in quanto la corrente che normalmente va a 220 in tutta la casa, aveva avuto un lieve sobbalzo nelle prese del bagno… lieve sino al limite dei 394 volt (che mi sembravano eccessivi per un rasoio modello “anteguerra di indipendenza”, diventato in 4 secondi netti una specie di zampirone puzzolente anti-uomo).

Lo scaldabagno aveva anch’esso risentito del sobbalzo di tensione e l’acqua, che normalmente mi sveglia a 40 gradi misurati da un aggeggio comperato in Svizzera, si era, in modo completamente intoccabile, fermata a quota 95 gradi.

Ero uscito tardi da casa, perché la ferita, procuratami dalla temperatura, era esattamente di 4 cm quadrati maggiore dell’area della garza disponibile in casa.

Dovetti usare, per risolvere la questione, un paio di collant che una amica aveva dimenticato a casa.

Uscito di casa mi sono recato dal mio solito barista, l’ unico aperto nell’arco di 4 chilometri, alle 8.00! Solo che, causa disinfestazione dei microbi dell’AIDS, (decisa dal sindaco in persona, che prima delle 10, 10.30 non si sveglia mai) sino alle 10.15 era tutto chiuso.

Il massimo, comunque, verso le 13.30 quando, spinto dai morsi della fame sono sceso dall’ufficio, dove mi ero recato senza aver toccato neanche una cicca, essendo il distributore della metropolitana esaurito e quello davanti alla latteria fermo per sciopero degli addetti allo svuotamento/riempimento delle macchine distributrici.

Davanti alla mia macchina, comunque, c’era uno dei soliti vigili pignoli, che mi stava facendo una contravvenzione, da circa 150.000 lire, per sosta vietata in zona di carico/scarico.

Cercai di fargli capire che il cartello indicava che la sosta era vietata dalla 13.30 e che, al mio orologio erano precisamente le 13.28, ma lui, mostrandomi una specie di aggeggio marca Pai, disse che erano le 13.31.

Gli mostrai il mio ultimo modello “Ferraris”, collegato, via modem, con la stazione di Torino, ma lui non si voleva decidere.

Discutemmo un po’ sin che mi disse che avevo ragione e che il mio orologio era preciso, a differenza del suo, molto avanti.

Felice tirai un respiro di sollievo, sin quando mi chiese l’ora.

Gli dissi che era la una e trentadue minuti… e lui mi disse che ero in multa e che avrei fatto bene a pagarla in tempo!

Mi passò la fame e tornai in ufficio, fiducioso nella presenza della mia collega, Francesca, con cui ero in ottimi rapporti.

Era la terza che avevo invitato e… affermando tra me e me che non c’era due senza tre e considerate le altre due uscite (terminate ottimamente), ero, a dir poco, certo della riuscita della serata.

Francesca, però, mi disse che non poteva… mi disse, con voce rilassata e rifatta, “Piove”.

Guardai fuori dalla finestra battere il sole e, facendo finta di stare al gioco le dissi “Meglio con la pioggia, ci scaldiamo a vicenda”.

Capii che qualcosa non era al posto giusto quando tutto l’ufficio (che, per la prima e unica volta in 40 anni, era pieno all’orario del rientro dalla sosta pranzo) si esibì nella risata a crepapelle, della serie “Dio come sei Scemo !”, mentre la Francesca, (proprio la Francesca, non e’ un errore, e’ che non avevo altri modi di giustificare la linea) sdraiata in terra, ridendo come una matta, mi spiegava che “Piove”, che io avevo capito come considerazione bernacchesca giornaliera, altro non significava che lei aveva le, giunte di 2 giorni in anticipo, mestruazioni!

Capii che era meglio tornare a casa, ma, ancora sopra pensiero per la magra paurosa, non mi sono reso conto di essere passato a un semaforo rosso. Me ne sono reso, ma solo per un caso, conto quando ho notato che la mia macchina era finita addosso ad una pantera della Polizia, che faceva da scorta al Presidente del Consiglio (non mi ricordo più quale), e, fermatasi, ne aveva, pare, facilitato il rapimento, da parte di un commando delle nuove brigate arancioni, gruppo estremista facente parte della setta degli Hare Krishna.

Logicamente, arrivato al comando, prima di essere messo in cella di isolamento nella vaga speranza di confessare che il colpo lo avevo organizzato tutto io, per filo e per segno, mi venne fatto sapere che tutti i 32 telefoni della centrale non potevano fare chiamate, ma solo riceverle (per un guasto alla centralina sotterranea, a cui non si poteva accedere causa inondazione) e, causa sciopero organizzato dal gruppo “anti-violenza nell’Uganda meridionale”, la SIP li avrebbe aggiustati non (ma neanche previe raccomandazioni) prima di Lunedì!

Ora sono in galera e credo che, essendo domani l’inizio della riunione di tutti i giudici (possibili immaginabili) sul tema “sesso nelle scuole medie superiori e inferiori” che si tiene a Codogno, fino al mese prossimo non potrò essere interrogato!

Beh, meno male che il cuoco c’e’… e che sa cucinare le scaloppine al forno ! Come… il cuoco e’ scappato con tutte le pentole… si salta il pasto?

Beh, tanto c’e’ la salute?